La storia

.... un po' di storia ....

Il cinque novembre del 1958, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi, venne inaugurato il Politecnico di Torino. La realizzazione del nuovo Ateneo di Corso Duca degli Abruzzi restituì alla Facoltà di Ingegneria una sede  in sostituzione della precedente, che  era stata distrutta durante i bombardamenti del  secondo conflitto mondiale ed era sita nell’attuale Piazzale Valdo Fusi.

Il Politecnico di Torino, fondato nel 1906 e nato dalla unificazione della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri (Legge 13 novembre 1859, n. 3725, sulla pubblica istruzione) con il Regio Museo Industriale Italiano (Regio Decreto, 23 novembre 1862 su iniziativa del senatore Giuseppe De Vicenzi), ritrovava finalmente uno spazio in cui operare:   venne organizzato in una ventina di Istituti, di cui cinque concorreranno, in fasi successive,  alla formazione dell’attuale Diati. Erano l’Istituto di Arte Mineraria, l’Istituto di Geologia e Giacimenti Minerari, l’Istituto di Topografia e Geodesia,  l’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche, l’Istituto di Trasporti e Strade, l’Istituto di Organizzazione Industriale. Dai primi tre nascerà nel 1981 il Dipartimento di Georisorse e Territorio (DIGET dal 1983) che diventerà dal 2000 al 2012 il Dipartimento di Ambiente, Territorio e Geotecnologie (DITAG). Nel 1958 l’Istituto di Trasporti e Strade e l’Istituto di Organizzazione Industriale vennero unificati nell’Istituto di Trasporti e Organizzazione Industriale. Quest’ultimo si unì il 1° gennaio 1993  all’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche per costituire il Dipartimento di Idraulica, Trasporti e Infrastrutture Civili (DITIC).

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Precursore del percorso di formazione del Dipartimento di Georisorse e Territorio,  in prima istanza,  fu,  senza dubbio, il Professor Aldo Bibolini  (Rettore del Politecnico di Torino dal 1938 al 1945)  che già dal 1920 ottenne la cattedra di Tecnologia Mineraria e che successivamente insegnò Arte Mineraria (negli anni ’40) e fino alla sua morte, avvenuta nel 1949, Geologia e Giacimenti Minerari. Personaggio eclettico, si occupò dell’organizzazione delle collezioni che purtroppo andarono in larga parte disperse in seguito alle distruzioni belliche già ricordate ma che nel dopo la guerra saranno date in dotazione agli Istituti di provenienza a scopo didattico e di ricerca: un esempio su tutti la splendida collezione di minerali presente nei locali del DIATI che, nonostante i numerosi traslochi da e per il Castello del Valentino, è riuscita a sopravvivere. Dall’indirizzo di Bibolini, nel nuovo Politecnico (1958), si insediarono due Istituti che si rifacevano alla sua esperienza:  vale a dire, quello di Arte Mineraria e quello di Giacimenti Minerari e Geologia Applicata sotto la guida, rispettivamente, del Professor Lelio Stragiotti (dal 1949 al 1982) e del Professor Stefano Zucchetti (dal 1972 al 1983).

Nel  1981 avvennero dei cambiamenti profondi nell’organizzazione universitaria in seguito al processo della  Dipartimentalizzazione che tendeva ad attribuire alle nuove strutture la titolarità della ricerca scientifica con l’accorpamento di più Istituti con attività compatibili. La formazione dei Dipartimenti fu, come si può intuire, complessa e delicata e,  in quella fase,  ritroveremo un nome già scorso in precedenza, quello di  Lelio Stragiotti che nel 1982  venne eletto Rettore del Politecnico e che con indubbia capacità negoziale e organizzativa realizzò l’obiettivo della dipartimentalizzazione dell’Ateneo.

Per quel che riguarda la costituzione del DIGET (acronimo di Dipartimento di Georisorse e Territorio), da principio,  la fusione riguardò solo gli Istituti di Arte Mineraria con Topografia e Geodesia e  avrà, come primo Direttore, il prof. Sebastiano Pelizza (1982-1983). Nel 1983  anche l’Istituto di Giacimenti Minerari e Geologia Applicata giudicherà mature le condizioni per confluire nel Dipartimento di Georisorse e Territorio  e al primo direttore seguirà il  Prof. Bruno   Astori (1983-1986),  proveniente dall’ex Istituto di Topografia e Geodesia. Questo  Istituto era dislocato in area  diversa del complesso universitario e il suo accorpamento  comporterà, perciò, una serie di spostamenti e di opere edili di ampliamento che caratterizzeranno i decenni successivi.

Al prof. Astori seguiranno il Prof. Giulio Gecchele ( DIGET 1986-1989/1991-1993/1994-1999), il Prof. Gaetano Ranieri (DIGET 1989-1992), il Prof. Sergio Dequal (DITAG 1999-2007), la Prof.ssa Mariachiara Zanetti (DITAG 2007-2012/ DIATI 2012-2015). Parallelamente all’ottenimento dell’autonomia universitaria, negli anni novanta, nel Paese era maturata una nuova coscienza più consapevole delle necessità della protezione ambientale, della conservazione del paesaggio, del patrimonio artistico e della sicurezza del lavoro. Nuove tematiche di studio e il cambiamento economico che avevano, in pratica, quasi azzerato le attività estrattive del Paese forzarono il Diget a mutare indirizzo e imboccare la via del recupero ambientale,  della protezione e valorizzazione del territorio, armonizzando  la creazione di infrastrutture con la nuova sensibilità ambientalista. Per concretizzare il nuovo indirizzo accademico si procedette, così, alla trasformazione del nome da DIGET a DITAG, acronimo di Dipartimento di Territorio Ambiente e Geotecnologie.

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Parallelamente al percorso dei tre Istituti prima considerati si era sviluppato, come accennato, quello di altre tre strutture d'Ateneo: l’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche, diretto agli inizi degli anni ‘60 dal prof. Bruno Gentilini (preside della facoltà di ingegneria nel triennio 1958-1961) e poi dal prof. Giannatonio Pezzoli (direttore dal 1965 al 1992), l’Istituto di Trasporti e Strade, e l’Istituto di  Organizzazione Industriale del prof. Russo Frattasi (direttore dal 1970 al 1992).  Gli ultimi due nel 1958 formarono l’Istituto di Trasporti e Organizzazione sotto la guida di Vittoro Zignoli, al tempo straordinario di Tecnica ed Economia dei trasporti date le affinità di ricerca e i molti punti di contatto con le nuove grandi opere ed impianti che in quegli anni venivano realizzati in correlazione con le esigenze della domanda di trasporto e l’industria ad esso connessa.  Un’integrazione strategica tra infrastrutture, trasporti ed economia industriale e di Stato.

L’Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche e l’Istituto di Trasporti e Organizzazione Industriale giunsero all'unificazione il 1° gennaio 1993 con l'acronimo di DITIC (Dipartimento di Idraulica, Trasporti e Infrastrutture Civili), dapprima sotto la direzione del prof. Russo Frattasi (1993-1996), poi del prof. Luigi Butera (1997-2004) e infine del prof. Luca Ridolfi (2005-2012). Il DITIC ebbe l’obiettivo di integrare competenze scientifico-tecniche, affini per argomenti, metodologie di ricerca e applicazioni, inerenti all’idraulica, alle reti di trasporto in senso lato e  alle relative infrastrutture, dalla progettazione all’esercizio. Entrambi gli Istituti potevano contare su attrezzati laboratori per ricerche teoriche e applicative, relative alle discipline idrauliche (laboratorio Giorgio Bidone) l’uno e alle prove  su materiali e strutture stradali (laboratorio sperimentale di Alta Qualità LAQ) nonché a prove e ricerche prevalentemente su mezzi e impianti di trasporto l’altro.

Erano peculiari caratteristiche del nuovo Dipartimento docenza e tematiche di ricerca che, riguardando l’Idraulica, le Costruzioni Idrauliche, i Trasporti e le Infrastrutture Civili in genere (Strade, Ferrovie, Acquedotti, Fognature, ecc.), hanno forti ricadute sulla protezione e sulla gestione del territorio. Afferivano altresì al DITIC docenza e tematiche legate ad aspetti economici e organizzativi riguardanti Aziende e Impianti, interpretabili come entità territoriali su  microscala.

E' doveroso ricordare che l'Istituto di Idraulica e Costruzioni Idrauliche ha portato in dote al DITIC, e poi al DIATI,  l’ampio e attrezzatissimo laboratorio intitolato alla eminente figura di Giorgio Bidone (1781-1839), matematico insigne e professore alla Università di Torino. Dalla stessa fu chiamato, nel 1811, all’insegnamento della Meccanica Generale e della Idrodinamica con esercitazioni da eseguire presso la Torre degli efflussi con cui era attrezzato lo Stabilimento delle Esperienze Idrauliche detto  “della Parrella”. Lo Stabilimento trova le sue origini nel 1763 per Decreto di Carlo Emanuele III che incaricò per il progetto il matematico e idraulico Domenico Michelotti. Sotto la giurisdizione dell’Università, lo Stabilimento venne dotato di una torre idraulica a tre piani per l’alimentazione dei moti in pressione e dei processi di efflusso sotto battente e di una rete di canali a pelo libero di varie forme dimensioni e pendenze. La torre idraulica fu trasferita al Castello del Valentino nel 1869 sotto la direzione di Prospero Richelmy, professore di idraulica e primo Direttore della Regia Scuola di Applicazione per gli Ingegneri. Nel 1815 Giorgio Bidone fu nominato dall’ Università di Torino titolare della cattedra di Idraulica Teorica e Sperimentale  e nel 1818 Direttore dello Stabilimento Idraulico della Parrella, tutto ciò in rapporto alla sua produzione scientifica orientata alla ricerca e alle applicazioni per la soluzioni di problemi idraulici di rilevante importanza nella nostra regione già allora caratterizzata da una vasta rete di canali destinati alla irrigazione e alla produzione di forza motrice. A merito grandissimo di Giorgio Bidone basti ricordare lo studio del fenomeno del “risalto idraulico” universalmente noto come “salto di Bidone”. La conoscenza di quanto ha fatto Giorgio Bidone, per l’idraulica e nel nostro ambito geografico, supporta la decisione a suo tempo presa dall’Istituto di Idraulica di intitolare a lui il Laboratorio. 

Negli anni della fondazione del R. Politecnico parimenti si sviluppava il Gabinetto di costruzioni stradali ed idrauliche diretto da Vittorio Baggi, professore ordinario di Costruzioni Stradali e Idrauliche,  ricco di numerosi modelli in legno rappresentanti i principali tipi di manufatti stradali in muratura, quali sono i muri di sostegno delle terre, i tipi normali di ponticelli e di acquedotti,  contiene pure modelli di alcuni ponti in muratura effettivamente costruiti  tipi di centine per arcate di ponti e di viadotti, edifici di presa per canali, ecc., ecc. La serie più completa di modelli riguarda le armature delle gallerie e comprende la raccolta dei principali sistemi di attacco per l'esecuzione di questi importanti lavori. Tutti questi modelli riescono utilissimi non solo per le lezioni orali e per i lavori grafici degli allievi nella scuola di disegno, ma servono anche agli ingegneri ed agli impresari, che li studiano con interesse e ne ricavano utili norme per i loro lavori (R. Politecnico di Torino, Annuario dal 1906 al 1911).

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Il percorso dei due Dipartimenti  (DITAG  e  DITIC) prese man mano a convergere assecondando  da un lato l'esigenza emersa nei primi anni del nuovo secolo di costituire  strutture di ricerca più complesse ed efficienti e dall'altro la necessità di aggregare e razionalizzare le risorse e i servizi quali l’ufficio tecnico, le segreterie, le biblioteche, la sicurezza e i sistemi informatici, non dimenticando  i parametri stringenti e inderogabili  sul numero dei docenti interessati alla loro attuazione.
In buona sostanza il fenomeno della dipartimentalizzazione  degli Istituti si ripeté su scala più ampia con la fusione di più Dipartimenti.
Fra il DITAG e il DITIC numerosi erano i punti di contatto già presenti sia nella ricerca che nella didattica e l’avvicinamento prima e la fusione poi sono stati avvenimenti naturali e quasi automatici che hanno sotto la guida della Professoressa Mariachiara Zanetti portato alla formazione del DIATI, ovvero del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture ora diretto dal Professor Rajandrea Sethi (2015-).

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